Lo vediamo in alta quota, solitario o parte di un bosco, dal tronco imponente o sotto forma di pianticella giovane appena nata. Spesso si confonde con altre specie come pini o abeti, ma nasconde grandi differenze rispetto a loro. Sto parlando del Larice, la conifera simbolo delle Alpi per eccellenza e protagonista assoluto del foliage autunnale. Un albero non solo bello ma molto spesso quasi indispensabile per l’ecosistema montano.

Durante le nostre escursioni autunnali lo riconosciamo subito grazie alle splendide tonalità cromatiche che ci regalano i suoi aghi, che mutano colore preparandosi a cadere per l’inverno. Ma se per noi la caduta degli aghi significa un tripudio di colori, per il larice si tratta di una vera e propria strategia per sopravvivere all’inverno. Una caratteristica pressoché unica tra tutte le conifere, che ha consentito al larice di essere di gran lunga l’albero più longevo e resistente delle Alpi.

Scopriamo insieme perché il larice perde le foglie e perché questa conifera è fondamentale per l’ecosistema montano.
Il Larice: resistenza e longevità
Proprio come i suoi cugini pino, cedro e abete, il Larix è una conifera appartenente alla famiglia delle Pinacee. Originario delle zone fredde dell’Europa, del Nord America e della Siberia, il Larix decidua (così il suo nome botanico) si è diffuso durante l’ultima glaciazione fino all’Europa meridionale, adattandosi successivamente al clima delle Alpi. Il suo habitat è compreso tra 1000 e i 2200 metri, ma può crescere anche ad altezze superiori ai 2500 m, quota massima di sopravvivenza per un albero. Parimenti all’alta quota, può sopravvivere anche a temperature estremamente rigide (fino a -50° C).

Larici in riva al lago Bianco al parco naturale del Mont Avic, in valle d’Aosta, sul finire dell’estate
La resistenza, dunque, è la caratteristica principale del Larix decidua, che va di pari passo alla sua estrema longevità. Non a caso, sono noti numerosissimi larici secolari o addirittura millenari, molti dei quali si trovano proprio in Italia. Ad esempio, i tre larici monumentali della val d’Ultimo, in Alto Adige, hanno un’età stimata di ben 850 anni. In Valmalenco, in provincia di Sondrio, si trova invece un larice millenario dall’età comprovata di più di 1000 anni. Risulta a tutt’oggi uno degli alberi più vecchi delle Alpi.

Il larice millenario della Valmalenco
L’eccezionale longevità del larice è dovuta proprio alla sua capacità di resistere alle condizioni estreme dell’alta quota, sviluppando un legno molto denso e resinoso che lo rende estremamente resistente al degrado. È per questo che il legno di larice è tuttora utilizzato in edilizia e arredamento, sia per mobili ma anche per rivestimenti esterni, e addirittura per le barche.
Una testimonianza della durevolezza del suo legno, sotto gli occhi di tutti, è Venezia: le fondamenta della città, come è noto, sono costituite da numerosissimi pali di legno saldamente conficcati nel fondale della laguna. La maggior parte di questi pali sono stati ottenuti proprio dai larici che i veneziani ricavavano dai territori montuosi della Serenissima. È incredibile come questi pali, immersi da centinaia di anni nell’acqua salata della laguna, resistano ancora al tempo, al degrado e alla corrosione.

Le fondazioni di Venezia sono costituite da migliaia di pali conficcati nel fondale della laguna: la maggior parte di questi sono in legno di larice, tra i più resistenti al degrado e alla corrosione
Una singolare strategia di sopravvivenza
Abbiamo dunque visto come il larice sia una pianta estremamente resistente: ma a che cosa è dovuta questa incredibile resilienza? Come fa a sopravvivere alle intemperie e alle rigide temperature invernali?

Aghi di larice in autunno, quando assumono un bel colore dorato
Il segreto sta nel fatto che il larice perde completamente gli aghi in inverno (unica tra le conifere ad avere questa caratteristica). Si tratta di una vera e propria strategia di sopravvivenza: spogliandosi degli aghi, la conifera evita che l’acqua in essi contenuta congeli e danneggi i tessuti interni. Ma soprattutto riduce drasticamente la superficie esposta all’accumulo di neve, prevenendo la rottura dei rami sotto il suo peso.

Larici all’Alpe Devero a inizio novembre, dopo una nevicata autunnale
L’autunno è la stagione in cui la pianta perde gradualmente il fogliame, regalandoci un tripudio di colori che accende le foreste alpine. Gli aghi, morbidi e riuniti in mazzetti di piccole dimensioni intorno ai rami, si presentano durante la primavera e l’estate di aspetto verde brillante. In autunno il loro colore vira in un acceso giallo oro, per poi passare all’arancione-marroncino subito prima di cadere.


I colori degli aghi di larice rispettivamente all’inizio del foliage autunnale (metà ottobre) e alla fine (metà novembre)
I benefici per l’ecosistema montano
Una volta caduti al suolo, gli aghi svolgono un’altra importante funzione arricchendo il suolo di humus e nutrienti. A differenza di quelli di altre conifere sempreverdi, come abeti e pini, gli aghi del larice sono infatti più teneri e si decompongono più facilmente. Questo processo produce un ricco e fertile humus che contribuisce ad arricchire il terreno, migliorando le condizioni per l’insediamento di altre specie vegetali in un secondo momento.

Un ramo di larice in primavera. Photo credits: Patrice Descombes
Ma i benefici per l’ambiente montano non si finiscono qui: se gli aghi del larice arricchiscono il suolo, le sue radici lo stabilizzano, svolgendo un ruolo fondamentale nella prevenzione di frane e valanghe, specialmente in alta montagna. Questa conifera cresce infatti di buon grado anche su terreni poveri, rocciosi e degradati, come appunto i crinali montuosi, che sono dunque mantenuti compatti grazie all’azione delle radici, che si estendono in profondità.



